Dopo mesi di dibattito e proteste, il sovrintendente della Fondazione Teatro La Fenice, Nicola Colabianchi, interrompe ogni collaborazione con il direttore d’orchestra lucchese.
(Beatrice Venezi - crediti: Marco-Mazzari)
Dopo mesi di polemiche, che hanno oltrepassato le linee degli spartiti musicali per trovare posto anche nelle riunioni sindacali e nelle aule politiche, nelle scorse ore si è consumata la rottura definitiva tra il maestro d’orchestra Beatrice Venezi e il Teatro la Fenice di Venezia.
Ad eccendere la miccia, secondo quanto dichiarato dal sovrintendente della Fondazione Teatro La Fenice, Nicola Colabianchi, sarebbero state alcune “reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche” che la Venezi avrebbe rilasciato al giornale La Nación.
Dichiarazioni considerate dal teatro offensive e lesive del valore artistico e professionale dell'istituzione. Avrebbero fatto particolare scalpore alcune dichiarazioni che avrebbero messo in evidenza il fatto che alcuni posti verrebbero tramandati da padre a figlio. Un sistema di nepotismo all’interno del teatro secondo il maestro toscano.
Queste dichiarazioni - che non hanno portato però a verifiche e approfondimenti nel merito - hanno segnato la rottura immediata tra Beatrice Venezi e il teatro veneziano.
Nelle ore successive, la Venezi, ha dichiarato di essere stata “diffamata, calunniata, offesa e bullizzata proprio dai lavoratori del teatro. Mi sono fatta da sola - ha scritto - e questo non piace alla casta".
In attesa delle prossime mosse da parte del maestro o della fondazione, rimane il rimpianto, da parte del sovrintendente di non essere riuscito neppure - nonostante la scelta della Venezi avvenuta lo scorso ottobre - a organizzare un incontro preliminare con l’orchestra per arrivare alla direzione di un’opera, con le rappresentanze sindacali che richiedevano in modo continuo e preventivo le dimissioni della stessa Venezi.
La sensazione, è che la vicenda sia “scivolata” su un fatto che suona come un pretesto, in una situazione che era sfuggita al controllo dei protagonisti, sotto pressioni che non hanno dimostrato di voler entrare nel merito musicale e nei contenuti, da molto tempo.
Rimaniamo in attesa degli sviluppi, sebbene, in tutto questo, non abbiamo avuto la possibilità di parlare di musica.
Emmanuele Macaluso
