domenica 1 maggio 2022

TURANDOT - TEATRO REGIO DI TORINO, STAGIONE D’OPERA E DI BALLETTO 2022

Il Teatro Regio di Torino ha proposto la versione originale e incompiuta di Puccini, in un equilibrio tra estetica e introspezione creato da Stefano Poda.

(Foto di scena – Credit: Andrea Macchia / Teatro Regio di Torino

Fonte: sito web Teatro Regio di Torino)

 

È una versione della Turandot di Giacomo Puccini che punta ad un apparente minimalismo quella che il Teatro Regio di Torino propone al suo pubblico per la stagione operistica 2022. Abbiamo avuto il piacere di vivere questa esperienza artistica durante la recita del 30 aprile.

Non possiamo che partire dall’interessante allestimento progettato da Stefano Poda, che ha firmato la regia, le scene, i costumi, la coreagrafia e le luci.

La scenografia è essenziale, di un bianco reso ancora più puro dalle luci, con la sola eccezione di alcuni momenti in cui queste dovevano sostenere la trama e le importanti esperienze visive che hanno più volte toccato alte vette iconografiche.

Oltre quell’ambiente bianco - l’interno di un cubo - sullo sfondo tre porte, dalle quali entravano e uscivano il corpo di ballo, attori, figuranti (quando questo non avveniva dai lati), un fondale che era una vera e propria arte. Oltre alle porte che facevano da fondale infatti, ha trovato posto un’installazione d’arte che vedeva “le vittime” che hanno preteso la mano di Turandot immortalate per sempre nel tentativo di uscire da quella parete. Un particolare visivo che ha ricordato il “quadro vivente” formato da corpi in movimento presente nel monologo finale del film “l’Avvocato del diavolo”.

Un allestimento metafisico, essenzialista anche nei colori appunto, che hanno giocato sul contrasto tra il bianco (dominante) e il nero. Un tocco di rosso in alcuni particolari e momenti ha creato il giusto richiamo al sangue.

Il corpo di ballo si è esibito nudo, coperto solo da un perizoma e da un bodypainting bianco, in un equilibrio ricercato di eleganza e richiami coreografici al mondo orientale.

Eleganza che si ritrovava anche nei costumi. Anche questi apparentemente semplici, con linee nette che hanno ricordato lo stile e la classe di Roberto Capucci.

Dal punto di vista visivo, la Turandot proposta da Poda, che aveva creato questo allestimento sempre per il Regio di Torino nel 2018, è un autentico strumento che pone l’osservatore nelle condizioni di prendere spunto da quello che vede per iniziare un viaggio introspettivo. Un impulso così forte nella sua apparente semplicità da semplificare questo concetto e renderlo immediato. Diretto.  

Ha colpito la “licenza poetica” dei soldati cinesi vestiti con un forte richiamo al kendo giapponese. Ma la nettezza delle linee e la ricerca visiva complessiva era così netta, da rendere non dissonante l’inserimento di una componente così “disciplinata” come quella degli schermidori giapponesi, in una visione di oriente “allargata” che perde i suoi confini quando la geografia diventa interiore.

(Foto di scena – Credit: Andrea Macchia / Teatro Regio di Torino

Fonte: sito web Teatro Regio di Torino)


La Turandot andata in scena al Teatro Regio di Torino, ultima opera di Giacomo Puccini, che non riusci a terminarla a causa della sua prematura dipartita, va in scena appunto nella sua versione incompiuta. Quella che vede la fine alla morte di Liù, senza il finale scritto da Franco Alfano, così come venne diretta da Arturo Toscanini nella sua prima esecuzione del 1926.

 

Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Regio il direttore Jordi Bernàcer, che ha diretto con autorevolezza l’opera per tutti e tre gli atti. Nel ruolo di Turandot il soprano svedese Ingela Brimberg, che ha dato una buona prova facendo ascoltare la potenza del suo strumento vocale. Potenza che in alcuni momenti è mancata al tenore georgiano Mikheil Sheshaberidze nel ruolo di Calaf. Il finale del “Nessun dorma” ha visto infatti un applauso partito in modo non convinto e che poi si è sviluppato nella platea, che è parso più frutto dell’uso e consuetudine del momento che la risposta diretta alla performance.

Intense e impeccabili le prove del soprano Giuliana Gandolfini nel ruolo di Liù e del basso Michele Pertusi nel ruolo di un perfetto Timur.

Hanno completato il cast (unico per tutte e sette le recite): il tenore Nicola Pamio (Altoum), il baritono Simone Del Savio (Ping), i tenori Manuel Pierattelli (Pang) e Alessandro Lanzi (Pong), il basso-baritono Adolfo Corrado (un mandarino).

Il Coro e il Coro di voci bianche del Teatro Regio sono stati istruiti rispettivamente da Andrea Secchi e Claudio Fenoglio.

Nel complesso, la Turandot presentata dal Regio di Torino sotto la regia di Stefano Poda e la conduzione di Jordi Bernàcer ha regalato al pubblico un prodotto culturale di livello e con un bell’equilibrio.

 

Emmanuele Macaluso

 

 

TURANDOT
Dramma lirico in tre atti e quattro quadri tratto dall’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi

 

Musica di Giacomo Puccini
Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni

Turandot: Ingela Brimberg
Calaf: Mikheil Sheshaberidze
Liù: Giuliana Gianfaldoni
Timur: Michele Pertusi
Altoum: Nicola Pamio
Ping: Simone Del Savio
Pang: Manuel Pierattelli
Pong: Alessandro Lanzi
Un mandarino: Adolfo Corrado
Il principe di Persia: Sabino Gaita
Prima ancella: Pierina Trivero
Seconda ancella: Manuela Giacomini
Pu-Tin-Pao (danzatrice): Nicoletta Cabassi

Orchestra, Coro e Coro di voci bianche: Teatro Regio Torino

Direttore: Jordi Bernàcer
Maestro del coro: Andrea Secchi
Maestro del Coro di voci bianche: Claudio Fenoglio

Regia, scene, costumi, coreografia e luci: Stefano Poda
Regista collaboratore: Paolo Giani Cei
Direttore dell’allestimento: Antonio Stallone
Allestimento: Teatro Regio Torino

(Foto di scena – Credit: Andrea Macchia / Teatro Regio di Torino

Fonte: sito web Teatro Regio di Torino) 

martedì 26 aprile 2022

ANTIQUA 2022 - 8 MESI DI MUSICA BAROCCA

È iniziata sabato scorso, 23 aprile, nella Chiesa di San Vincenzo a Settimo Torinese (To), la ventottesima edizione di “Antiqua”, la rassegna dedicata alla musica barocca organizzata dall’Accademia del Ricercare.

(Copyright: Accademia del Ricercare)


La rassegna prevede 19 appuntamenti - due dei quali in Liguria, in provincia di Imperia - e accompagnerà il pubblico fino al 16 dicembre 2022, dove si concluderà laddove è iniziata sulle note del “Dialogo pastorale” del compositore piemontese Giovanni Francesco Anerio.

 

Antiqua 2022 parte con l’impulso di voler condividere la speranza e la bellezza della musica dopo i due anni bui della pandemia e i recenti (e attuali) accadimenti internazionali. Volontà espressa anche da Pietro Busca, direttore artistico dell’Accademia del Ricercare.

(Copyright: Accademia del Ricercare)


Segnaliamo su “Opificio della Musica” questa rassegna musicale per alcune ragioni che desideriamo condividere con i nostri gentili lettori. In primis la qualità e l’alto pprofilo dell’offerta musicale e degli interpreti selezionati. Il grande merito, che va riconosciuto agli organizzatori, di dare anche in questa edizione l’opportunità a giovani talenti di potersi esprimere in un contesto artistico ormai consolidato.

Infine segnaliamo l’opportunità di poter sentire musica dal vivo di qualità ad un prezzo accessibile. Un vero e proprio atto di condivisione e divulgazione della musica barocca. I biglietti di tutti i concerti vengono infatti venduti a soli 5 euro.

 

L’ingresso ai concerti, secondo le normative Covid-19 e le successive modifiche, è attualmente contingentato.

 

Per informazioni e prenotazioni, consigliamo di visitare il sito ufficiale dell’organizzatore all’indirizzo https://accademiadelricercare.com

 

 

Di seguito il calendario di Antiqua 2022 nella sua interezza:

 

23 aprile 2022, ore 21 - Chiesa di S. Vincenzo, Settimo T.se (To)

Titolo: Vivaldi per tutte le stagioni

Gruppo: Accademia del Ricercare

 

7 maggio 2022, ore 21,15 - Chiesa di S. Vincenzo, Settimo T.se (To)                     

Titolo: La Guerre

Gruppo: Accademia del Ricercare

 

12 giugno 2022, ore 21,15 - Chiesa di S. Vincenzo, Settimo T.se (To)                    

Titolo: Ouverture & Concerti tra Halle e Amburgo

Gruppo: Voxonus e Accademia del Ricercare

 

19 giugno 2022, ore 18 - Chiesa di S. Stefano, Candia Canavese (To)

Titolo: Gli albori del Barocco

Gruppo: I Solisti dell’Accademia

 

24 giugno 2022, ore 21,15 - Chiesa di S. Genesio, Castagneto Po (To)

Titolo: Il Sonar d’Affetto - L’estro italiano al servizio delle corti europee

Gruppo: Quartetto Vanvitelli

 

30 giugno 2022, ore 21,15 - Chiesa di S. Raffaele Arcangelo, S. Raffaele Cimena (To)

Titolo: Sotto l’ombra di un faggio, Alessandro Scarlatti - Cantate per Basso

Gruppo: Barocco Europeo

 

09 luglio 2022, ore 21,15 - Chiesa di S. Maurizio Martire, Riva Ligure (Im)

Titolo: Antonio Vivaldi - Composizioni sacre

Gruppo: Accademia del Ricercare

 

25 luglio 2022, ore 21,15 - Chiesa di S. Marta, Romano Canavese (To)

Titolo: Dal Mediterraneo al Mare del Nord

Gruppo: Young Talents

 

29 luglio 2022, ore 21,15 - Chiesa di S. Marta, Romano Canavese (To)

Titolo: Tesori del Barocco

Gruppo: Studenti dei Corsi Internazionali di Musica Antica

 

31 luglio 2022, ore 20 - Chiesa di S. Marta, Romano Canavese (To)

Titolo: Hortus Musicus

Gruppo: Concerto finale dei Corsi Internazionali di Musica Antica

 

08 agosto 2022, ore 21,15 - Chiesa di S. Stefano, Santo Stefano al mare (Im)

Titolo: Sancta Harmonia

Gruppo: Accademia del Ricercare

 

04 settembre 2022, ore 21,15 - Chiesa di S. Maria Maddalena, Casalborgone (To)

Titolo: Squilli e fanfare tra il barocco e il romanticismo

Gruppo: Il Soffio di Orfeo

 

19 settembre 2022, ore 21,15 - Chiesa di S. Maria in Pulcherada,     San Mauro Torinese (To)

Titolo: Vivaldi che passione - Concerti per flauto, oboe e orchestra

Gruppo: Voxonus e Accademia del Ricercare

 

23 settembre 2022, ore 21,15 - Chiesa di S. Vincenzo, Settimo T.se (To)

Titolo: M. A. Charpentier - Te deum & Magnificat

Gruppo: Accademia del Ricercare & Corale Universitaria di Torino

 

25 settembre 2022, ore 21,15 - Duomo, Chieri (To)

Titolo: Haendel vs Vallotti

Gruppo: Ensemble Festa Rustica

 

29 settembre 2022, ore 21,15 - Chiesa di S. Raffaele Arcangelo, S. Raffaele Cimena (To)

Titolo: Voxonus Quartet

Gruppo: Quartetto dell’Orchestra Sinfonica di Savona

 

01 ottobre 2022, ore 21,15 - Duomo di S. Giovanni, Torino

Titolo: Georg Philipp Telemann - Ouverture & Concerti

Gruppo: Accademia del Ricercare

 

03 dicembre 2022, ore 21,15 - Chiesa di S. Raffaele Arcangelo, S. Raffaele Cimena (To)

Titolo: Sentimenti Galanti

Gruppo: Armonia Verticale Ensemble

 

16 dicembre 2022, ore 21,15 - Chiesa di S. Vincenzo, Settimo T.se (To)

Titolo: Dialogo Pastorale

Gruppo: Accademia del Ricercare

 

 

Emmanuele Macaluso

lunedì 11 aprile 2022

FERRAROTTI: L’ULTIMA FABBRICA DI CHITARRE ARTIGIANALI IN ITALIA

Un viaggio nella musica passa anche attraverso gli strumenti musicali e i luoghi dove questi prendono vita. Il nostro inizia dall’ultima fabbrica di chitarre in Italia che utilizza ancora tecniche artigianali.

(Roberto Ferrarotti davanti all’attuale gamma di chitarre nello showroom dell’azienda - Credit: Emmanuele Macaluso)

Ci siamo interrogati più volte su quale sarebbe stato il modo migliore per iniziare le pubblicazioni di un progetto editoriale chiamato Opificio della Musica. Ora, abbiamo la piena convinzione di aver scelto con cura e cognizione di causa il nome del nostro primo passo. Siamo andati a visitare la Ferrarotti di Torino, l’unica (e ultima) fabbrica produttrice di chitarre da studio in Italia.

Ad accoglierci Roberto, quarta generazione di una dinastia di produttori artigiani di strumenti a corde.

L’ufficio contiene tutti i modelli prodotti dalla casa e i muri trasudano storia, ricoperti di strumenti e quadri con i riconoscimenti e i documenti storici che parlano ancora il linguaggio dei primi anni del ‘900.

Una sorta di museo, dove è possibile sedersi per provare la propria chitarra potendo fare domande a chi quella chitarra l’ha costruita, in una continua alternanza tra passato e presente, con in sottofondo l’odore dei legni che provengono dall’officina attaccata all’ufficio.

 

Ferrarotti - Cenni Storici

La storia della fabbrica di strumenti a corde Ferrarotti nasce quando una fabbrica non c’era ancora, ma con un uomo venuto al mondo in un piccolo paese della provincia vercellese. Luigi Ferrarotti, classe 1878, emette il suo primo vagito a Robella di Trino, un paesino agricolo dove anche lui lavora i campi e nel tempo libero suona nella locale banda municipale. Una passione per la musica che significa libertà e alla quale affianca una capacità manuale antica e ormai quasi scomparsa. All’inizio del ‘900 si trasferisce con la moglie e i suoi tre figli a Torino, dove lavora presso la Società Tranviaria Belga come falegname.

Luigi acquisisce una grande manualità con il legno mentre nel corso del giorno costruisce gli arredi interni dei tram. Oltre alla famiglia, il giovane vercellese porta nella capitale sabauda anche la sua passione per la musica. La sera, dopo il lavoro, condivide le sue conoscenze musicali attraverso l’insegnamento.

Unisce quindi le sue competenze con il legno e la sua passione per la musica aprendo un laboratorio in Corso Casale dove si dedica a tempo pieno alla costruzione di strumenti a corda, seguendo il gusto e le richieste dell’epoca. Da quel laboratorio escono mandolini, mandole e chitarre.

Nel 1911 partecipa all’Esposizione Internazionale di Torino dove viene premiato per i suoi strumenti.

(Il certificato di premiazione dell’Esposizione Internazionale di Torino del 1911 - Credit: Emmanuele Macaluso)

Successivamente si trasferisce in un nuovo laboratorio, sempre nella Torino che non ha più lasciato, in corso Vercelli, nella zona di Barriera di Milano. Nel frattempo si unisce al fondatore la seconda generazione Ferrarotti, con l’inizio della collaborazione del figlio Dionigi.

Nel 1954 l’ultimo spostamento, che porta la fabbrica in via Thures, dove l’aumento delle richieste dovute alla grande diffusione della chitarra ha portato alla necessità di locali più ampi.

Nei nuovi locali arriva la terza generazione della famiglia Ferrarotti. Dionigi dona al figlio il nome di suo padre, condivide e tramanda l’azienda per altri decenni.

L’arrivo di Luigi in fabbrica avviene in un momento di grandissimo sviluppo per gli strumenti a corda.

Tra il 1965 e il 1980 circa, la Ferrarotti arriva ai suoi numeri di produzione più alti. Produce chitarre classiche da concerto e da studio, chitarre semiacustiche elettrificate e contrabbassi.

La lunga vita di un’azienda con più di cento anni di vita passa anche attraverso scelte strategiche. A farle è Roberto Ferrarotti, figlio di Luigi, quarta generazione della famiglia a dedicare la vita alla musica attraverso i suoi strumenti.

Un ricambio generazionale che affiancando la precedente ha portato nel 2001 al conseguimento del Diploma di Eccellenza Artigiana del Piemonte rilasciato dalla Regione Piemonte.

 

Il Presente

Roberto Ferrarotti, diventa titolare dell’azienda di famiglia nel 2012 e sceglie di concentrarsi sulla qualità e su una produzione destinata al mercato italiano. Una scelta coraggiosa, presa mentre il mercato delle chitarre da studio (che ora rappresentano la principale risorsa della produzione), viene invasa da prodotti di scarsa qualità dall’estremo oriente. Principalmente dalla Cina.

Roberto decide di costruire un prodotto totalmente fatto in Italia da dedicare ai musicisti italiani. Mentre nelle chitarre provenienti dall’oriente si utilizzano sinonimi del compensato, Ferrarotti decide di continuare a parlare di legni. Decide di dare ai principianti e ai musicisti più esperti strumenti di qualità sui quali costruire la propria passione e, in alcuni casi, la propria carriera.

Nel frattempo il mondo diventa digitale, cambia l’utenza e i prezzi dei materiali aumentano, ma Roberto continua, con la consapevolezza (e forse il peso) di essere la quarta generazione di un’azienda che, oltre ai riconoscimenti, si è guadagnata il proprio posto nella storia della liuteria italiana e in migliaia di case.

Cambiano i tempi, cambiano le strategie, ma non la volontà di distinguersi, con la granitica convinzione che segnare la differenza in termini qualitativi sia la chiave di volta per non scendere a compromessi con la bassa qualità estera.

Oltre alle chitarre da studio quindi, alza l’asticella e comincia a produrre chitarre classiche di gamma superiore, che possano soddisfare chi uno strumento lo sa già suonare. Sviluppa e produce nuovi modelli con varianti che permettono al suono di liberarsi meglio dallo strumento, grazie a scelte legate al processo di verniciatura. Produce le sue prime “open pore” (pori aperti), ovvero chitarre con casse con un minor strato di vernice, in grado di lasciare maggior porosità al legno permettendo a questo di essere più libero di vibrare grazie al minor numero di “maglie chimiche”.

Attualmente la produzione Ferrarotti vanta 6 modelli e 3 varianti “natural” (open pore):

- UnoEnne Tre Quarti (chitarra da studio adatta anche ai più piccoli)

- UnoEnne

- DueBis (anche con tavola in cedro)

- Manola

- Gemma

- Concerto

Rigorosamente citate in ordine di prestigio e qualità.


Il prossimo futuro

Come anticipato, Ferrarotti investirà molto nel prossimo futuro sulla qualità e sulla diversificazione degli strumenti, portando maggiore attenzione verso la fascia intermedia, mantenendo la barra dritta su quel delicato equilibrio tra l’intransigenza della qualità italiana e i prezzi dell’attuale mercato.

Tutto questo nonostante il fatto che alcune materie prime, nell’ultimo anno, abbiano avuto rincari che vanno dal 25 al 40 per cento.

Un fattore che di certo non aiuta il raggiungimento di molti risultati economici, ma che pare comunque impattare e piegarsi alla determinazione che traspare da Roberto Ferrarotti. Un uomo, ancor prima che un imprenditore, che ha ben chiaro il fatto che le sue creazioni siano dedicate a musicisti del presente e del futuro, che attraverso lo studio e la dedizione che la musica esige sanno comprendere il concetto di qualità.

 

La fabbrica Ferrarotti

Visitare la fabbrica Ferrarotti è un privilegio e contemporaneamente un viaggio in un passato recente. Sebbene Ferrarotti non sia un liutaio che produce gli strumenti singolarmente, non si ha l’impressione di muoversi in una fabbrica. Sicuramente non in quel contesto da “catena di montaggio” che potremmo immaginare. L’ambiente nel quale ci sentiamo immersi è un laboratorio di falegnameria, con sagome di chitarre impilate e strumenti di produzione (spesso autocostruiti) che danno il senso di un lavoro artigianale che è lì. Esiste. Resiste.

L’odore del legno è presente e regala sensazioni dalle quali troppo spesso ci allontaniamo. Sembra che regni il caos tipico dei luoghi di lavoro operosi, ma se si guarda meglio, con attenzione, nulla è in un posto diverso da quello in cui dovrebbe essere.

Impressionante la tecnica a fuoco con la quale si dà forma e si saldano le fasce delle chitarre. Il reparto verniciatura e le rastrelliere sulle quali vengono poste ad asciugare le chitarre sanno di storia, di logica, di presente e futuro.

Per chi scrive, camminare in quel laboratorio e essere guidato da chi lo ha creato, modificato e adattato ai cambiamenti del tempo, ha smesso fin da subito di essere un’esperienza professionale per tramutarsi in un’esperienza umana. Si fa fatica a cercare di non banalizzare, ma è stato un viaggio nel tempo.

(Una fase della lavorazione - Credit: Emmanuele Macaluso)

 

Oltre alla fabbrica

C’è un aspetto che colpisce quando si rientra in ufficio dopo aver visitato la fabbrica. A lato dell’esposizione, su una scaffalatura laterale ci sono strumenti più antichi. Si scopre che Ferrarotti affianca alla sua attività di produzione di chitarre quella di riparazione di strumenti a corde. Chiediamo il permesso, e ci viene concesso, di entrare in contatto con chitarre e mandolini che hanno un secolo di vita. Prodotti talvolta proprio dalla stessa Ferrarotti che, proprio grazie a questo lavoro di liuteria e riparazione, è riuscita a rientrare in possesso di alcuni strumenti della propria collezione. Veri e propri gioielli di legno, con intarsi e inserti in madreperla degni delle migliori liuterie.

 

Alcune considerazioni

Al termine di questo articolo, che potrebbe aver assunto talvolta le connotazioni del saggio breve, rimane la profonda ammirazione per un’azienda che è prima di ogni altra cosa l’insieme di una visione sul medio e lungo termine al quale purtoppo ci siamo disabituati. Una fabbrica che è una famiglia (nel vero senso della parola) e che attraverso quattro generazioni e più di cento anni ha attraversato la storia del nostro Paese e ha permesso a migliaia di musicisti di esprimersi. Credo che Ferrarotti rispecchi in toto quella cultura del “fare” e del “procedere” che hanno solo gli italiani.

Per questa ragione appare incomprensibile il fatto che si possano fare - soprattutto all’inizio della propria carriera musicale - delle scelte basate soltanto sulla velocità di un click. Al termine della nostra visita, durante la quale abbiamo anche avuto il piacere di conoscere il Sig. Luigi, papà di Roberto, non riusciamo a smettere di porci questa domanda: Perché comprare (a parità di przzo) degli strumenti di compensato dalla Cina, invece di prenderne uno di “legno vero” prodotto in Italia? Con le stesse tecniche artigianali (e qualitative) del secolo scorso tra l’altro!

Talvolta, si utilizza la retorica per semplificare un concetto o per portare chi ascolta ad una epifania o ad una convinzione di colui che parla. Questa volta invece, la domanda è reale. Concreta. Solida.

 

Emmanuele Macaluso

 

Nota di redazione

Desideriamo terminare questo lavoro con una piccola nota che crediamo sia dovuta. Nei confronti della famiglia Ferrarotti e del gentile lettore. La stesura di questo articolo, anche delle parti più entusiastiche, non è frutto di un lavoro redazionale e/o a pagamento da parte dell’azienda nei confronti di chi scrive.

La stesura di questo lavoro è il frutto del riconoscimento dell’autore nei confronti di un’azienda che si è guadagnata sul campo, e nel tempo, i meriti di cui diamo conto.

Una determinazione e una ricerca verso l’eccellenza artigiana che l’evoluzione socioculturale e economica stanno sbiadendo, e che crediamo di dover invece mantenere viva attraverso gli strumenti che abbiamo a disposizione.

Parlare di Ferrarotti, come di tutte le altre eccellenze della liuteria e della produzione di strumenti, attraverso i quali generazioni di artisti hanno condiviso bellezza attraverso la musica, rappresenta un dovere verso la collettività. Un dovere che vuole portare avanti nel tempo quelle eccellenze che hanno reso l’Italia uno dei riferimenti dell’arte nel mondo.

Il rischio - e ci verrà perdonata questa piccola riflessione personale - è che come succede in altri Paesi, si portino i turisti a visitare luoghi con storie millenarie, incapaci di creare arte successivamente.

Il contesto artistico e culturale italiano non può e non deve vivere solo sulla propria storia, poiché la freccia del tempo ci destina ad allontanarci da essa. Da noi stessi. Con il rischio di non comprendere chi siamo oggi perché abbiamo dimenticato cosa siamo stati ieri.

La redazione di questo articolo è il modesto contributo che sentiamo l’esigenza di dover apportare.